Com’è nato l’Isis?

Com'è nato l'Isis?

Nel Giugno del 2014 il gruppo di jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) diventa noto come Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Isis) , viene infatti annunciata la creazione di un califfato islamico nei territori controllati tra Siria e Iraq con  l’obiettivo, infatti, di ridefinire i confini del Medio Oriente. Attualmente lo Stato Islamico si estende da Aleppo, nel nord della Siria, all’est dell’Iraq e oltre 6 milioni di persone vivono entro i suoi confini. Tuttavia è piuttosto ovvio che le vere radici di questo movimento sono da ricercare altrove.

L’Isis è il più estremo rappresentante del movimento jihadista, che attualmente ha assunto forme più globali. Di cosa si tratta? Potremmo dire in poche parole che si tratta della forma più estrema di fondamentalismo islamico. Lo scopo è quello di promuovere la “jihad” contro coloro che sono ritenuti infedeli. Nel caso dell’Isis si tratta soprattutto dei musulmani che hanno deciso di vivere in paesi laici o democratici che malsopportano la fede islamica. Questo modo di vivere la religione comporta una visione piuttosto violenta ed estrema degli “infedeli” , arrivando persino a giustificare azioni terroristiche con risultati a noi ormai ben noti.

Ma da dove nasce questo estremismo e come si è diffuso a livello globale? Cosa succede appena fuori dai nostri confini?

Lo Jihadismo globale è il risultato di un conflitto politico che nasce in Egitto negli anni ’70, la nascita di associazioni islamiche (Jamaat al-Islamiya) viene incoraggiate dal presidente Sadat che le ha usate per neutralizzare sinistra politica. C’è infatti spesso una connessione tra lo jihad islamismo armato e i regimi al potere.

Ma lo Jihadismo non è stato globale fino all’occupazione sovietica dell’Afghanistan nel 1979, quando si prende a guardare verso l’internazionalizzazione, con la creazione dei “corpi di Mujahideen” che sono stati alimentati con volontari musulmani di tutto il mondo per combattere l’occupazione. Anche in Algeria dopo il colpo di stato militare del 1991 c’è stata l’ascesa di gruppi armati estremisti del Gruppo Islamico Armato (GIA).  Gli esperti convengono che la nascita di Al Qaeda e, soprattutto, gli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti hanno segnato un punto di svolta nello jihadismo, pensato da quel momento in poi  come una lotta nazionale e globale.

Lo Stato islamico è il figlio di queste vicende: una forte componente nazionalista e territoriale e allo stesso tempo, con tutte le caratteristiche della modernità, della globalizzazione, delle nuove tecnologie.
I giovani musulmani che vivono nelle nazioni europee tra i primi, si contano infatti circa 3000 persone con cittadinanza europea tra le file dell’Isis. Questi giovani scontenti si sono uniti allo Stato islamico alla ricerca di una identità che non riescono a trovare nei paesi in cui vivono.

Il desiderio di vivere in una comunità perfetta nello Stato islamico è molto forte perché, attraverso la propaganda, viene trasmesso un messaggio di una comunità perfetta dove c’è giustizia sociale, dove è possibile praticare la propria religione e dove si viene accettati così come si è.

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