Perché c’è la guerra in Siria?

Perché c'è la guerra in Siria?

Nel Marzo del 2011 parte della minoranza sunnita organizza una manifestazione per esprimere pacificamente il proprio dissenso al regime degli Assad, in vigore dal 1971. Gli Assad sono parte della minoranza alawita e appardisordini degli stati confinanti. La Siria, che conta (contava) circa 23 milioni di abitanti, si trova infatti geograficamente in una posizione strategica: confina con Turchia, Giordania, Iraq, Israele e Libano. Il regime reagisce in modo molto forte. Il mese successivo l’esercito siriano spara sui protestanti, dando inizio a una lotta armata e facendo così esplodere le tensioni.

Nel Luglio dello stesso anno nasce il FSA (Free Syrian Army) , costituito da ribelli, sunniti, disertori dell’esercito siriano e cittadini scontenti il cui intento principale è quello di rovesciare il governo senza una reale organizzazione. Gli equilibri del FSA sono precari: agli originari combattenti per l’ottenimento di una forma di governo democratica si aggiungono gruppi armati , ad esempio gruppi estremisti islamici come quelli jihadisti o l’Isis. Perché? E’ semplice: la guerra richiede un armamento di cui i ribelli non sono e non possono essere provvisti.

La guerra in Siria è estremamente complessa, ha radici profonde e le parti in causa sono tante , così come gli interessi di ognuna di queste i quali si scontrano inevitabilmente gli uni con gli altri.

Nessuno degli stati occidentali ha preso una posizione netta e tutti si comportano con molta cautela: La Francia, La Gran Bretagna e gli Usa hanno garantito appoggio alla fazione ribelle, ma sanno bene che questo significa involontariamente dare man forte all’Isis, contro il quale l’Occidente è apertamente in guerra. Gli Usa, perciò, attualmente cercano di tenere sotto controllo il Califfato: l’intento è chiaramente quello di indebolirlo e impedirgli di creare un corridoio che lo leghi all’Iraq. Gli Stati Uniti  hanno due basi negli avamposti curdi, da qui inviano dei contingenti per contrastare il Califfatto, attaccando sia l’Isis sia gli jihadisti, e rilegittimando a fasi alterne il potere di Assad, il quale, inizialmente, si era detto nemico del Califfato.

La Russia appoggia apertamente il regime, si sono sprecati i contingenti così come i bombardamenti a discapito dei civili. Lo scopo è quello di ottenere un ruolo di rilievo nel mediterraneo orientale, contrastando l’influenza degli Stati Uniti, e tenendo a bada le mire espansionistiche turche. La Turchia di Erdogan, a sua volta, vuole impedire che l’esercito curdo si appropri della zona confinante con il suo stato, e necessita di un punto di riferimento in Siria. Alla potente Russia e alla subdola Turchia si affiancano Iraq, Iran, Libano e Afghanistan che ritengono lo scontro siriano un prolungamento della guerra tra sciiti e sunniti, e non si risparmiano nell’inviare denaro, armi e all’occorrenza contingenti. In molti appoggiano quindi il regime, ma quello che si nasconde dietro questo gioco delle parti è terrificante.

L’Isis funge, clamorosamente, da capro espiatorio grazie al quale gli Stati Europei, terrorizzati e incapaci, non muovono un dito e al contempo gli Usa si prendono la libertà di mandare contingenti che ,sempre silenziosamente, bombardano prima l’Isis poi i civili. Inoltre, in mezzo a questo fracasso e assoluta confusione,  Israele ,ad esempio, continua la sua silenziosa e letale morsa sul territorio palestinese. Il Libano, intanto, è stato preso d’assalto da chi è riuscito a fuggire e ormai si contano solo in quella zona quasi due milioni di migranti. Il numero è destinato a salire, infatti i rifugiati sono in totale 17 milioni (5 milioni quelli fuggiti dal paese e 12 quelli che sono ancora intrappolati all’interno).

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